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27 agosto 2013

Haters gonna hate... Again and again

"Non può essere un caso che in nessuna lingua terrestre esista l'espressione "Bello come un aeroporto""
Men che meno lo si può dire se l'aeroporto in questione è Orio al Serio.
Il tempo di entrare nell'aeroporto e capisci subito il significato dell'espressione: "Due pesi e due misure". Le tue misure e i tuoi pesi e i pesi e le misure di Rayanair.
"C'è scritto che il bagaglio deve entrare nel coso per le misure, non che deve anche uscirne."  
Per noi sono 20 Kg, per Ryanair 23 e per la questura 6.
Passati i controlli c'è la prima vittima. A non vedere Valencia è una sfortunata confezione quasi finita di crema solare.  La sua unica colpa era di riportare un 200 mL in sommo di un'etichetta.
Arrivati a Valencia non ci accorgiamo di essere capitati nel giorno della tipica festa patronale delle cose che devono esserci e non ci sono e delle persone che non devono esserci e ci sono. Pazienza si passa oltre.
Valencia ha una planimetria estremamente facile, è praticamente impossibile perdersi.
"Siamo qui da poche ore e com'è che sai già tutte le strade?" "Prima mi sono fatto in giro da solo e ho cercato inutilmente di perdermi."
Scopriamo sotto casa l'esistenza di un posto che fa il Mojilitro e il Cuba Litro, vi lascio indovinare con quanti arti eravamo soliti fare le scale per tornare in casa...
Il mattino ha l'oro in bocca, ma noi non siamo materialisti e ci accontentiamo di essere ricchi nell'anima. Con calma prendiamo il treno con destino destinato a portarci in spiaggia.
Arrivati in spiaggia ci accorgiamo subito di come la crisi abbia duramente colpito la Spagna. I prezzi dei pezzi di sopra dei bikini sono così alti che impediscono alla maggior parte delle donne di comprarsene uno. E così giornate da dedicarsi al divertimento ci vedono, invece, impegnati nel sociale a contemplare questa piaga della società moderna.
I delfini sembrano volerci dire qualcosa, ma noi siamo solo la terza specie più intelligente presente sul pianeta e vediamo solo salti mortali. Anche se non sentiamo fischiettare l'inno americano. E nemmeno quello spagnolo a dire il vero.
"In realtà il messaggio era questo: "Addio e grazie per tutto il pesce.""
Così le giornate passano via parlando delle cose più disparate e viaggiando su e giù per le scale mobili del Corte Inglés che si muovono a ritmo di minimale.
"Perché sai tutte queste inutili?"
Mentre in casa vige la tirannia dei Windows Phone che decidono di impossessarsi di tutta la banda del Wi-Fi. Nemmeno suonasse il rock, la banda.
Intanto un gruppo di Milf cerca di impossessarsi di noi, o meglio di una parte di noi.
"Hellooooooo"
Ma noi non cediamo al tono caliente come un pulpo alla gallega e, invece, facciamo nostra la cultura del tennis.
Così pensando a servizi e servizietti più o meno servizievoli arriviamo in posto dove il servizio è ottimo. Un servizio che fa centro, che fa subito punto, ace, ma di succo ne abbiamo fin sopra le orecchie. Un servizio gentile, educato e ammiccante che ci riempie di tapas. Tapas caserecce e calienti come l'accento del camerire. Ottime tapas, ma anche ottime topas in giro per i locali.
Così ripieni di cibo come involtini primavera, anche se siamo in estate, ci prestiamo a tornare a casa ricordandoci che:
"Aqui todo es muy bueno y casero"


11 agosto 2013

Haters gonna hate

Fotografare i soliti pranzi è troppo mainstream.
Si inizia così con una foto al pranzo a bordo di un B767-300 che sembra cadere a pezzi negli interni.
Pranzo con una pasta che ha la magica proprietà di non sapere niente anche se condita e con cracker. Cracker salati in superficie, ma i migliori sono quelli salati nel profondo, dell'anima.
Arrivi e ti chiedi anche come mai i dossi della Repubblica Domenicana sono al contrario, sono fossati.
Finisci con l'interessarti anche di antropologia e a chiederti cosa accada alle domenicane tra i 26 e i 37 anni che possa trasformarle da fighe a donne-fanta. Donne come la Fanta che non è buona ma è tanta.
Nel frattempo conosci gente, o meglio... Loro ti conoscono grazie alle tue performance alcoliche durante gli spettacoli. Reggere sei shot di vodka uno dopo l'altro e due cuba libre non è da tutti. Un attimo e diventi il Paul Gascoigne del villaggio, ma non si parla del talento nel beach soccer.
Quel poco di talento che si ha lo si usa tutto nel beach volley. Partite durano fino al calar del sole tanto che decidono di darci in autogestione il campo. E di quelle giocate che nemmeno nella World League.
Nel tempo libero, perché il beach volley è una cosa seria, si arriva poi a dimostrare che spesso la simpatia va con il quadrato del girovita, infatti io sono molto simpatico.
Ci si fa la barba e si cerca di passare inosservato al ristorante in mezzo ai sedicenni e sedicenti tedeschi, ma a fregarti è l'incarnato. O forse la maglietta della Vespa con il tricolore, la cosa non è chiara. Anche perchè la Cosa non si chiamava Chiara prima di entrare nei Fantastici 4, ma nel tempo libero tira le freccette insieme ai suoi amici supereroi, capitani da Capitan Veratur.
La vacanze entra nel vivo e inizi a invertire le dosi del caffellatte.
Si diventa pappa e ciccia, letteralmente, con lo chef che alle tre di notte ti svela in anteprima il menù della giornata.
Così, oltre alla pancia, crescono anche le amicizie e le consapevolezze, ma è già tempo di tornare a casa. Tempo di disfare la valigia e rifarne un'altra per ripartire.
Ricordatevi solo due cose fondamentali: attenti ai cavalli che sono delle persone orribili e "voy a reír, voy a bailar. Vivir mi vida la la la la"




25 aprile 2013

Italian job

La tattica è chiara, almeno all'inizio. Poi diventa sempre più offuscata, sempre più color malto. Sempre più bionda. Sempre chiare, birre chiare.

"Fate presto a bere che altrimenti facciamo tardi."
"Tranquilla stai parlando a dei professionisti."

Il 70% di noi è ben allenato e decide di gareggiare. C'è da correre. Il tempo passa e noi dobbiamo passare a bere in cinque pub. I cinque Ryans pub.
Iniziamo dal più lontano, c'è della tattica. L'ultimo sarà quello vicino alla base.
Perché non c'è molto tempo, il tempo passa. Passa come passano le metro e le corse vanno via a via a terminare.
Ed è già tempo dell'ultima corsa. Mezz'ora per entrare, bere e tornare alla metro. Un lavoro veloce, pulito ed efficiente. Riusciamo anche a festeggiare un compleanno.
Il biglietto decide di non valere più. Poco male, si entra tutti insieme. Si decide un alibi, una linea difensiva nel caso le cose andassero male.
È il momento, si scende. Passiamo vicino a due controllori. Questa volta la parola d'ordine non è la stessa, non è "Viuleeeeeeza", ma è, anzi sono, "Carini e Coccolosi".
Tutto fila liscio e siamo nuovamente sulle Ramblas, ora si gioca in casa. Ne mancano quattro, ma le cartine non collaborano.
C'è da contrattare un ingresso, proprio in quel momento gli spagnoli si scoprono Punk Rock e organizzano un live. Musica e bagni che nemmeno in Misfits, niente luci si piscia ad orecchio. Il suono della ceramica è inconfondibile. Fuori i cellulari, tutti a illuminare, non il palco, la musica non lo merita, ma il cesso si.

"Potevi farti una foto e metterla su Instagram."
"Mi sarebbero serviti degli occhiali hipster da mettermi sull'uccello."

Usciamo, un'altra stelletta al valore.
Proseguiamo per strette vie. Strette vie che capiscono di che pasta siamo fatti. Anche gli indigeni lo capiscono e continuano a offrirci apparentemente solo birra. Non ci facciamo distrarre.
Dritti verso la meta, quando ormai siamo quasi a metà.
I due pub di Ryan sono a venti metri e quattro numeri civici di distanza. Una pessima mossa strategica che non fa altro che avvantaggiarci, o così crediamo.
Pecchiamo di superbia, ce la prendiamo comoda e ci prendiamo anche dei chupiti offerti. Offerti per noi e per tutti, prendete e bevetene tutti.
Qualcuno guarda l'orologio, ancora tre quarti d'ora e poi i pub dovranno chiudere. Ce ne manca uno solo.
Ormai siamo esperti, procediamo nella direzione giusta. Giusto il tempo di ritrovare un paio di riferimenti e la cartina non ci serve più.
Iniziamo ad allungare il passo, il gruppo si sfalda, qualcuno resta indietro. Arriveranno.
Troviamo l'ultimo pub, sta per chiudere, quasi non ci vuole dare da bere.

"Non importa facci 7 chupiti, di qualsiasi cosa tanto riusciamo a finirli."

L'ultimi timbro sulla scheda, il passaporto per il premio.

"Io voglio una maglietta."
"Si e poi ce le firmiamo tutti in ricordo di questa serata."
"Esatto!"
"A me serve un portachiavi, devo cambiarlo. Assolutamente!"
"Anche a me serve! Ho le chiavi sparse per la tasca."

Il premio sono dieci chupiti a testa da consumare la prossima volta che andremo in quel locale. Settanta chupiti che non possiamo consumare prima di partire. I pub spagnoli se la prendono calma alla mattina e noi alla mattina abbiamo un aereo da prendere.
Li lasciamo in eredità a una persona fidata. Qualcuno a Barcellona ci penserà per settanta volte.



21 agosto 2012

Cerco l'estate tutto l'anno


Un viaggio programmato e atteso da tempo. All'improvviso eccolo qua.
Quattro monete diverse, cinque paesi e sei città, per un totale di circa 4000 Km.

31/07-03/08 Prima tappa: Praga. 
Proviamo a compiere metamorfosi, nemmeno fossimo Kafka, per cercare riparo dalle inculate. Inculate praghesi studiate a tavolino e servite al tavolo, da pranzo.
Per evitare inculate cerchiamo su internet informazioni sui locali e troviamo una lista di locali per inculare. Scopriamo gnoccatravel.com.
Troviamo riparo nel vicolo degli alchimisti, i nerd del medioevo.
Prima di andare via salutiamo Tycho Brahe, quanto meno per il culo che si è fatto.

03/08-05/08 Seconda tappa: Bratislava.
Terra di casermoni post comunisti e di sloVacche. E visto che di sloVacche si tratta decidiamo di consultare Gnocca Travel. Scopriamo che lo slovacco è di natura mansueta, ma guai a toccargli la sua sloVacca.
In geometria il centro è un punto. Mai definizione fu più azzeccata per un centro storico. Minuscolo, carino, risistemato di recente, ma minuscolo. Non ci stanno neppure tutte le ambasciate. Probabilmente una tra le ultime scelte per chi aspira a fare l'ambasciatore.
Per il resto: architettura sovietica imperat.

05/08-08/08 Terza tappa: Budapest.
Dopo aver cercato inutilmente di evitare di passare per Italiani ci rinunciamo. Iniziamo a comportarci da tamarri. «Minchia oh! Tamarri seri, zio! Figa.»
Dopo Bratislava e i suoi palazzoni eravamo vogliosi, assetati di scoprire Budapest.
Con la sagacia che ci ha accompagnato anche alle visite in collina ai castelli di Bratislava e Praga scegliamo la giornata più assolata in assoluto anche per il castello di Budapest. Eravamo assetati.
Beviamo birra perché, anche qui, costa meno dell'acqua.

08/08-10/08 Quarta tappa: Zagabria.
Con la media di un litro di birra al giorno pro capite arriviamo a Zagabria. Quanto meno qui la birra costa come l'acqua. Prezzi modici, per tutto. Proprio per tutto, come conferma anche Gnoccatravel. Scopriamo Pan Pek e che i croati non sono niente male a fare la pizza. Scopriamo che Zagabria è piccola, ma molto carina. Raramente sentiamo parlare in italiano. Finalmente.
Ci sediamo in un bar e tifiamo Dinamo Zagreb bevendo birra. All'acqua non basta pareggiare. Perde come gli avversari della Dinamo.
L'acqua ha il vantaggio di poter essere trasportata. A mezzanotte cerchiamo bottiglie da portare in treno, di notte. Un treno notte con le cuccette.

11/08-12/08 Quinta tappa: Spalato.
Parola d'ordine: cibo take away. 
Viette strette dense di baracchini di cibo: patatine, pollo, insalate, gelati, kebab. Tutto rigorosamente d'asporto, mordi e fuggi. Come la nostra visita, una notte sola. Vaghiamo per i dedali quando ad un certo punto si para davanti a noi, alto, maestoso, diroccato, con i panni stesi, il palazzo di Diocleziano. Ce lo gustiamo bevendo un mojito, "to go", rigorosamente. Una notte passata a vagare per i dedali e a prenotare il pullman per la tappa successiva.

12/08-20/08 Sesta tappa: Dubrovnik.
Se fino ad ora avevamo visitato i castelli, questa volta, nel castello, avevamo la casa. Dopo 4 ore di pullman e dopo aver attraversato la Bosnia Herzegovina arriviamo a Dubrovnik.
Una cittadina fatta a saliscendi e a scale, a tante scale, come tutte le città di mare in Croazia. 
Deve essere stato un croato a coniare il detto: "La vita è fatta a scale".
Sul fondo delle scale ci sono le spiagge e in cima alle scale c'è la meta delle nostre serate, il Revelin. 
A metà della scalinata c'è lo Stradun, il croato è un po' un milanese, e in una traversa la nostra casa.
Sotto casa c'è una pasticceria e noi siamo degli afficionados delle sue torte.
Purtroppo, mattina dopo mattina, fetta di torta dopo fetta di torta arriva il momento di ripartire.

Torniamo a casa, felici contenti e scottati. Chi più chi meno.


1 luglio 2012

Leggere tra le righe

Per le strade ci sono baustelle per rifare le righe. Intanto noi vaghiamo in cerca delle righe giuste per parcheggiare. Delle righe blu fino alle 19.30.
Usciamo un po' dalle righe. Non siamo mai stati delle persone a cui piaceva stare in riga. Preferiamo le curve, sono più divertenti. Preferisco le tue curve, sono mozzafiato.
Usciamo dal locale e per camminare ci affidiamo alle righe della strada. Ci appoggiamo alle ringhiere e da un locale si sentono i Righeira.
Su i Navigli c'è gente che le righe se le fa e poi dice ai figli di rigare dritto. Come loro, ma in un altro senso. Contromano. Contro natura come la felicità artificiale.
Noi ritorniamo alle nostre righe blu e stiamo attenti a non farci beccare dai loro lampeggianti blu.
Io mi sento un po' un romantico a Milano.


9 aprile 2012

Volatili

Da quando due fratelli, costruttori di biclette si sollevarono per la prima volta da terra rivoluzionario non solo il mondo dei trasporti, dando vita all'aviazione, ma anche quello dell'ornitologia.
Infatti una nuova specie si fece spazio tra le nuvole e gli ornitologi poterono esaminare nuovi generi di animali ed esemplari mai visti.
Tutti appartengono alla specie Homo Più O Meno Sapiens.
Per osservare questi individui bisogna recarsi in particolari posti chiamati aeroporti, strutture dove si riuniscono prima di ogni volo grazie ad un particolare mezzo, l'aereoplano.
Già al momento di imbarcarsi si possono notare le prime differenze.
Ci sono persone che sono allergiche alle code, e non si tratta di gamberi o di rospi, e si intrufolano da ogni parte verso l'indifesa operatrice della compagnia aerea. Protetta da questa folla solo da un esile nastro di tessuto.
Altre persone invece hanno uno strano concetto di "un solo bagaglio a mano" e sono riconscibili perchè si riuniscono in grandi gruppi davanti al gate nel tentativo di realizzare matrioske distribuendosi i bagagli che magicamente sono diventati di troppo.
Una volta a bordo e decollati si possono individuare altre categorie.
Come prima cosa, al momento del decollo, si possono individuare i fedeli, coloro che invocano poteri divini, quasi magici, per permettere all'aereo di decollare.
Altri esemplari sono i sedicenti esperti di aeroplani. Persone più o meno documentate che devono le loro conoscenze a siti internet più o meno validi. Di solito sono in grado di snocciolare una quantità notevole di dati tecnici sugli aerei, sui modelli di aerei ma soprattutto sugli incideti aerei e su tutto quello che può accadere ad un volo. Purtroppo non sanno spiegare come funziona un motore aeronautico e neppure come fa l'aereo a stare in aria.
Questi sedicenti esperti sono particolarmente pericolosi e possono dare inizio a una reazione a catena se accompagnati dagli esemplari "Oddio, cosa sta succedendo?".
Questi ultimi sono personaggi che associano a qualsiasi rumore, vibrazione o espressione del personale di bordo le più tragiche cause, spesso associate alla caduta dell'aereo.
Esemplari che invece possono rivelarsi particolarmente fastidiosi sono i tifosi in trasferta con i loro cori. Particolarmente fastidiosi, soprattutto se il volo è partito alle 6 del mattino.
Infine, una volta atterrati, si possono ammirare coloro che sono stati separati dal proprio bagaglio a mano, a causa dell'assenza di spazio nella loro cappelliera, risalire eroicamente controcorrente il flusso di passeggeri che sta uscendo dall'aerombile.
Queste persone vivono nella convinzione che i loro bagagli siano dotati di vita propria e che sentondosi abbandonati possano andarsene e scappare dalle cappelliere.


3 marzo 2012

Me against bureaucracy

Eccoci collegati dallo stadio Ufficio Anagrafe dove Andrea e Burocrazia si sfideranno per la conquista del pass per il parcheggio.
Dopo pochi minuti è già 0-1 per la Burocrazia che si portata in vantaggio grazie ad un'informazione sbagliata.
L'ufficio non era aperto dalle 13.00 alle 14.30  ma bensì quello era l'orario di chiusura per la pausa pranzo.
Andrea sfiora il pareggio a 20 minuti dall'apertura, purtroppo però ci sono già 6 persone davanti le porte dell'ufficio.
Non sarà una passeggiata contrariamente a quanto si poteva pensare alla vigilia di questa sfida.
Nervi tesi a pochi minuti dall'apertura. L'assembramento di persone davanti l'ufficio inizia ad essere importante, i giocatori in campo si scambiano qualche parola ma alla fine riescono ad organizzarsi in quella che vorrebbe (ma la volontà non è tutto) essere una fila.
L'arbitro fa arretrare la barriera e ammonisce tutti per far rispettare il turno di arrivo, controlla il conometro e apre le porte dell'ufficio. Tutti i giocatori si lancano in avanti assediando l'area avversaria.
Pareggio e grande festa sugli spalti! Andrea si trova davanti solo 5 persone e prende coraggio, la vittoria è ancora possibile.
Fallaccio! Viene saltato il numero di Andrea il quale protesta vivacemente e manda verbalmente in malo modo tutti gli avversari in prima elementare a ripassare i numeri.
A seguito del fallo viene concesso il calcio di rigore ma l'impiegata nega ad Andrea la goia del pass che andrà aspettato per posta.
Su questo episodio e sul punteggio di parità si conclude il match ma sono tante le recriminazioni da parte di Andrea e scommettiamo che si andrà avanti ancora per molto a parlare di questa partita.


16 febbraio 2012

Adotta un ingegnere

L'ingegnere è una creatura timida di natura quando ne vedete uno avvicinatevi con cautela e non cercate subito il contatto fisico, potreste impaurirlo e farlo scappare.
Una volta conquistata la sua fiducia ci sono alcune cose alle quali dovrete fare attenzione prima di potervi portare a casa un ingegnere.
Se parla di Lagrange non ha sbagliato lo spelling di una canzone degli ZZ Top ma semplicemente parla di un signore che è la fonte principali di tutti i suoi mali.
Se state parlando del vostro lavoro o di qualsiasi cosa che desti l'interesse o la curiosità dell'ingegnere, vi sentirete rivolgere l'immancabile domanda "Come funziona?".
Appena sentite questa domanda vi conviene pensare subito ad una storia , ad una spiegazione e che sia credibile. Se così non fosse vi infilereste in un tunnel dal quale potreste non uscirne più.
Quando parlate con un ingegnere cercate di evitare di cadere nei soliti cliché e luoghi comuni del tipo:
"Fai ingegneria meccanica?Quindi se mi si rompe la macchina posso chiamarti..."
"Addirittura aerospaziale?Ma vuoi fare l'astronauta?"
e cose simili, non li fa ridere.
Questo non vuol dire che gli ingegneri siano privi di senso dell'umorismo, anzi sono dei gran simpaticoni.
Certo l'umorismo non è propriamente british né immediato e l'incomprensibilità di tale umorismo aumenta se nel gruppo sono presenti due o più ingegneri. È sempre bene limitare e tenere sotto controllo il numero di ingegneri presenti nei piccoli spazi, come ad esempio intorno ad un tavolo.
Se la concentrazione di ingegneri inizia ad essere rilevante, se non addirittura preoccupante, la scelta migliore che possiate fare è assecondarli.
Così come dovreste assecondarli quando vi parlano dei loro lavori e problemi. Lo sanno da loro che molto probabilmente non capirete ciò di cui stanno parlando ma a loro basta che voi li stiate ad ascoltare.
Ne saranno felici perchè, contrariamente a quanto sostengono in molti, gli ingegneri non sono privi di sentimenti e possono dimostrarlo per via analitica.
Adottate un ingegnere, non ve ne pentirete.

19 gennaio 2012

Botte e risposta

Dentro di noi ci sono un sacco di anime che fanno a botte per uscire allo scoperto, per uscire dalla botte.
Non fanno sempre a botte ma ogni tanto, a volte. Una volta a botte. Una volta ho fatto a botte anche io con loro, ma più che una lotta tra anime, sembrava una lotta animale.
Una di quelle lotte interiori da farti venire un infarto.
Un infarto inferto dal fato, perchè le nostre anime non ce le scegliamo noi.
Non possiamo scegliere con chi fare a botte, altrimenti sapremmo chi prendere a botte e a chi dare una botta, anche piccola.
Una bottarella e via, andare. Andare a cercarsele e andarsele e a prendere, le botte.
Lungo il tragitto riuscire anche a darla qualche botta.
Anche se le più saranno poca roba, bottarelle, trovarne qualcuna con cui fare faville, scintille, fuochi d'artificio, come botti a capodanno.


17 gennaio 2012

Gli esami non finiscono mai

Il periodo degli esami mi toglie l'ispirazione.
Bisogna rimanere calmi, inspirare e respirare profondamente.
Non farsi prendere dal panico e non cadere in spirali di disfattismo.
Distrarsi, magari immaginando scenari improbabili in cui i professori espiano tutti i sedici, i dodici o i sette rifilati ai poveri studenti.
Con un po' di fortuna si riuscirà a non tirare le cuoia in queste settimane, a non spirare.
E ne potremo poi uscire sospirando.

4 gennaio 2012

Aspettavamo il carbone della befana mangiando carbonara

Era bellissima, una perla. Era il centro del mondo di allora, la madre del più grande impero mai esistito, una madre perla.
Purtroppo nei secoli è stata vittima di suprusi. È stata deturpata, su di lei ci hanno banchettato.
Considerata spesso un gioco proprio, un cortile dove coltivare i propri personali interessi, a partire da Commodo, un porco, un porco Commodo.
Se una volta era uno solo adesso invece sono tanti, tanti porci Commodi.
Porci Commodi che stanno seduti a fare poco o nulla, porci comodi, comodi e ricchi.
Alcuni così tanto ricchi da permettersi di negare l'evidenza e la loro natura, ricchioni.
Non ne hanno capito la bellezza, la magnificenza. Una perla ai porci.


Foto di Nerorimmel

27 dicembre 2011

L'uomo è ciò che mangia

La tavola è imbandita e sono bandite le diete. Tutto è posizionato a dovere.
Si imbracciano posate come armi, nessuna tartina o gamberetto si salverà.
È un dovere mangiare, un dovere morale.
Morale della favola, abbiamo aggiunto un altro piano di morbidezza ai nostri addominali.
Siamo tutti un po' più pandori.

24 dicembre 2011

Do they know it's Christmas?

È Natale, tempo di doni di pacchi.
C'è chi il pacco lo usa per professione e chi di professione pacca. Quelli che tirano i pacchi e quelli che i pacchi se li tirano.
Doni che sono una cannonata, pacchi bomba.
Doni che sono delle ciofeche, pacchiani.
Soldi ricevuti come doni e Doni che riceve soldi.
C'è chi riceve doni da sogno e chi i doni se li sogna.
"Let them know it's Christmas time"
 

21 dicembre 2011

Three is (not) the magic number

Con le donne bisogna dare il massimo. Bisogna sempre darglielo, il massimo. Ma attenzione a non darle in mano a Massimo. Evitare anche quelle spiacevole incoveniente delle uscite a tre.
"Ci vediamo alle 9 in punto Massimo alle 9 e un quarto"
Meglio puntare su incontri têt-a-têt. Soprattutto se la tipa in questione ne è ben fornita, di tet.


William Hogarth - Marriage A-la-Mode: The Tête à Tête (1735)

18 dicembre 2011

Avvitamenti

Viti che si infilano che si arrampicano. Viti che producono ottimo vino.
Viti che si inerpicano e aggrappano ai muri, alla loro vita. Si avvinghiano intorno alla vita, ci si avvitano intorno.
Vite strozzate e soffocate, da viti.
Viti maschie e vite femmine che si accoppiano. Filetto e controfiletto, possibilmente al sangue.
Viti che si accoppiano girando, mentre girano se non ci si accoppia.
Giro di vite. Vite in giro, vite spese girando.
Giri di viti se l'accopiamento diventa un orgia. Viti in giro di quelle che quando le si pesta si bestemmia.
Vite pestate e vite passate a pestare, pinoli per farne il pesto.
Pinoli pestati da chi pesta per mestiere, ci sono bulli anche tra i pinoli. Bulli più o meno grossi, bulloni.
Bulloni che spesso si accoppiano con viti.


14 dicembre 2011

Torneremo dall'estero

Partiremo insieme.
Due insiemi che si intersecano come binari allo scambio.
Ci scambieremo pezzi di noi, pezzi di vita.
Pezzi di te come i tuoi occhi. Pazzo di te e dei tuoi occhi.
Occhi che mi fissano e che vorrei tu non chiudessi mai. E se proprio devi chiuderli, chiudine uno alla volta, sui miei difetti.
Io che non ricordo e tu che ricordi tutto.
Ricordi di posti visti insieme, pezzi di paesi. Paesi di pazzi.
Pazzo di te, di noi, insieme.


13 dicembre 2011

We are all fucked

C'è crisi, è vero.
La crisi c'è per tutti, per il potere economico, secolare, temporale, per il potere sociale e per quello politico.
L'unico potere che non conosce crisi è il potere della figa.
Il sesso tira sempre e ti tira sempre quando si tratta di sesso.
Non c'è nulla che tu possa fare per evitarlo, ma nel dubbio qualcuna potresti fartela. Magari puntando a quelle che non hanno un cazzo da fare o da farsi.
Evita quelle che hanno troppi cazzi per la testa e per le mani. Quelle che con il sesso si riempiono la bocca, ma solo di parole.
"Hai presente quelle modelle? Ecco, dovrannno pur parlare, uscire, fare sesso con qualcuno. Ma quel qualcuno non sei tu."


8 dicembre 2011

Corsi e ricorsi storici

Come ogni mattina, corsi ma non arrivai in tempo per prendere l'autobus. Iniziai a rosicare come durante una partita di risiko.
C'è chi rosica per sport e chi nello sport rosica.Rosicano perfino negli spot.
Tutti rosicano agli stop degli incroci aspettando il loro turno per passare.È un mondo di rosiconi e si rosica in tutti i mondi.
Anche nel mondo animale si rosica. I castori rosicano per costruirsi una tana e risicano a costruirsela in mezzo ad un torrente.
"Chi non rosica non risica" dicono loro.
Potrebbe arrivare una piena a portargli via la casa.Si ritroverebbero con pochi risicati pezzi di legno rosicati e allora, che fanno? Riprendono a rosicare.
Anche noi dopo una vita passata a rosicare arriviamo del dentista, cure, impianti, soldi e giù di nuovo a rosicare.
È un circolo vizioso e le origini del rosicamento si perdono nella storia.
 

4 dicembre 2011

Il gatto, il topo e l'elefante

Colpo di scena, o meglio, c'è un corpo sulla scena, del delitto.
Corrono le voci nei corridoi. Voci di corridori che si interrogano sul misfatto.
Nella stanza c'è ancora il fumo, color grigio fumo, per l'appunto, di Londra. Ma non siamo a Londra siamo a Ierago con Orago.
Terzo di tre fratelli, chiamati "I liocorni" a causa dei viaggi che si facevano, quando si facevano il sabato sera, durante i quali non li vedeva nessuno.
Era giovane, disteso a terra in mezzo a mille mozziconi. Un giovane in erba, letteralmente.
Finite le sue commissioni, arriva il commissario. Fa il suo ingresso sulla scena, nella scena, del delitto.
Con l'arrivo del commissario ci sono tutti, non manca più nessuno. Solo non si vedono i due liocorni.


22 novembre 2011

Welcome to the jungle

In metropolitana si possono incotrare personaggi di tutti i tipi. Non sai mai quello che ti aspetta, come in una giungla.
Esseri cupi che si vede lontano una fermata che non sono soliti battere chiodo, nonostante sia il loro chiodo fisso. Altri invece, il chiodo, lo indossano, sempre, costantemente, con qualsiasi temperatura, il loro chiodo fisso.
Ad alcuni la temperatura e il clima non interessa, loro si vestono in base al calendario.
Persone impettite così tanto che se sembrano avere due petti. In doppio petto, pensando a quando avranno le gambe sotto al tavolo a gustarsi un doppio petto, di pollo.
Ci sono iene in agguato pronte a impradonirsi di ogni posto lasciato libero.
Persone giraffiche scomode a causa della loro altezza e non adatte alla metropolitana. Con buona pace di Darwin.
Ragazze girafiche, di quelle che vagano per i vagoni ad annunciare che sono state loro ad inventarla.
Si vedono balene costrette, come da boa costrictor, dentro a leggins pitonati, boati.
Boati che si levano in aria, viziata, dentro al vagone della metro alla prima brusca frenata. Si levano in aria, levitano, come monaci tibetani, dubbi sul mestiere della madre del conducente.


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