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10 giugno 2014

Un post pacco

Oggi inauguriamo le interviste del Dodo parlando di pacchi.
Potevamo intervistare Paolo Bonolis, Rocco Siffredi, ma abbiamo deciso di interpellare colui che per primo si è immerso nel magico mondo dei pacchi, diventando una star a livello mondiale: Babbo Natale.

Buongiorno Signor Natale, posso chiamarla Babbo?

"Certamente!"

Iniziamo subito con la prima domanda. Come ha iniziato ad occuparsi di pacchi e della loro distribuzione?

"Era una fredda notte di un 24 Dicembre, una di quelle sere che vorresti tanto passare al cinema. Fu in quell'occasione che ricevetti il pacco da tutti i miei amici. Così finì per rimanere a casa e da quel momento decisi che sarei stato io a distribuire i pacchi."

Quindi una sorta di reazione, di vendetta?

"Con il senno di poi direi di si. Anzi, ora che me lo ricorda dovrei riconsegnare a Poi il suo senno. Lo farò, poi."

Leggo dalla sua autobiografia, intitolata "Una vita un po' pacco", che gli inizi furono difficili.

"Si, era un lavoro molto impegnativo e di concetto. Era difficile trovare sempre nuove idee per pacchi sempre diversi. Tutta questa mole di lavoro, di distribuzione di pacchi mi portò a perdere diversi amici. Mi rimproveravano il fatto che non uscivo più e che non avevo mai tempo per loro. Nemmeno per una birra mi facevo vedere."

Poi però il lavoro inizia a girare e ottiene sempre maggiori soddisfazioni. Mi dica, dall'alto della sua esperienza, quali possono essere i modi più comuni per consegnare un pacco?

"Per consegnare un pacco si può partire da lontano, facendo giri su giri, senza neppure nominarlo mai il pacco, ma in men che non si dica l'altra persona capirà e si troverà il pacco consegnato. Si possono tirare in ballo delle scuse, alla fine serve solo un pretesto per la consegna di un pacco. Oppure si può sparire, senza dire una parola, semplicemente lasciando il pacco in bella vista."

Com'è cambiato il modo di consegnare i pacchi attraverso gli anni?

"Una volta bisognava farlo di persona o comunque mandare qualcuno che facesse, in qualche modo, da ambasciatore. I mezzi di comunicazione erano lenti e spesso incerti, le poste non erano affidabili e molti cercavano di sfruttare questa cosa. Oggigiorno, nell'era di internet, è tutto diverso, i mezzi di comunicazione sono molteplici e istantanei è difficile fare finta di niente. Bisogna farsi venire continuamente idee nuove e in tempi sempre più stretti. La consegna dei pacchi è diventata quasi istantanea."

Cosa succede nella testa di una persona quando dà o riceve un pacco?

"Tendenzialmente sono sempre le persone più decise a consegnare i pacchi. Solitamente chi non è così sicuro tende, nel dubbio, a non farlo. Per chi invece riceve il pacco si tratta di un momento di consapevolezza, spesso ricevere un pacco si trasforma in una sorta di illuminazione. Sono numerosi i casi di persone che dopo l'ennesimo pacco prendono decisioni più o meno importanti o più o meno giuste e tempestive."

Qual è stato il suo pacco più difficile da consegnare?

"È sempre quello che verrà. Anche per un esperto, con il passare del tempo, è sempre difficile trovare nuove idee e motivazioni per consegnare un bel pacco."

Sa prima che arrivasse ho temuto che mi tirasse un pacco.

*ride*

Ora vorrei fare un gioco con lei, caro Babbo. Lei ha sempre consegnato pacchi, ma qui le abbiamo preparato tre pacchi. Tiro su la lampo dei pantaloni e ne abbiamo due. Quale sceglie?

"Il più  leggero che solitamente è quello che mi interessa meno."

Ottima scelta.

"Ovviamente, sono l'esperto."

Babbo la ringrazio per questa intervista.

"È stato un piacere."

A rivederci! Perché ci terrei molto a rivederla!

"Settimana prossima dovrei essere nuovamente da queste parti. L'aggiungo su Facebook, così poi ci sentiamo e ci organizziamo per bene, con calma."

Inutile dire che non si è fatto sentire e che non l'ho più rivisto.



9 dicembre 2013

Aspetta e spera

La vita ha diversi aspetti. Aspetti che non ti aspetti. Quelli che ti aspetti, invece, sono ad aspettarti, ma sempre un po' più in là.
Come se poi sapessimo cosa aspettiamo.
Tutti aspettano qualcosa, o qualcuno, e tutti si aspettano qualcosa dal prossimo. E se poi non arriva tanto si era detto di aspettarsi qualcosa dal prossimo, non da questo. E così lo si aspetta, il prossimo
Ci si potrebbe aspettare sempre il peggio, ma al peggio non si è mai pronti. Al peggio non c'è mai limite.
Per non sbagliarsi, meglio non aspettarsi niente. Meglio non aspettarsi l'un l'altro. Meglio non aspettarsi niente, né dall'uno né dall'altro.
Meglio non aspettarsi, tanto uno rimarrà sempre indietro. Non occorre nemeno aspettare una risposta per la quale non si è pronti. Non si può essere pronti a qualcosa che non ci si aspetta.
"Quando partono le rondini lasciale andare. Non domandare più che ragione c'è."
-Baustelle-
 

8 maggio 2013

Dritto per dritto

Canzoni che passate nell'autoradio ti fanno guadagnare qualche cavallo.
Mentre ci sono canzoni giuste che ti fanno guadagnare qualche cavalla. 
Tutti preferirebbero farsi una cavalla. Di meno sono quelli che preferirebbero farsi un cavallo, Cicciolina a parte.
Che poi le cavalle ti fanno perdere la testa e i cavalli ti fanno perdere la tenuta di strada. E allora parti, parti per la tangente. Parti per la tangente alla curva ed esci di strada. Esci di strada così forte che i guardrail stanno lì solo a guardare. Finisci dentro a un fosso. Te ne vai, dritto per dritto, ti schianti. Che schianto che era quella cavalla. 
L'ideale sarebbe averne una per ogni stagione. Una cavalla che è uno schianto per ogni stagione. Una cavalla e uno schianto. Uno schianto che se ne va e ti lascia spiaccicato.
Sono sempre i migliori che se ne vanno.
Per prima se n'è andata la Primavera, la mia preferita. L'Autunno ha resistito solo un po' di più, ma alla fine è andato anche lui.
Non esistono più le mezze stagioni.


25 aprile 2013

Italian job

La tattica è chiara, almeno all'inizio. Poi diventa sempre più offuscata, sempre più color malto. Sempre più bionda. Sempre chiare, birre chiare.

"Fate presto a bere che altrimenti facciamo tardi."
"Tranquilla stai parlando a dei professionisti."

Il 70% di noi è ben allenato e decide di gareggiare. C'è da correre. Il tempo passa e noi dobbiamo passare a bere in cinque pub. I cinque Ryans pub.
Iniziamo dal più lontano, c'è della tattica. L'ultimo sarà quello vicino alla base.
Perché non c'è molto tempo, il tempo passa. Passa come passano le metro e le corse vanno via a via a terminare.
Ed è già tempo dell'ultima corsa. Mezz'ora per entrare, bere e tornare alla metro. Un lavoro veloce, pulito ed efficiente. Riusciamo anche a festeggiare un compleanno.
Il biglietto decide di non valere più. Poco male, si entra tutti insieme. Si decide un alibi, una linea difensiva nel caso le cose andassero male.
È il momento, si scende. Passiamo vicino a due controllori. Questa volta la parola d'ordine non è la stessa, non è "Viuleeeeeeza", ma è, anzi sono, "Carini e Coccolosi".
Tutto fila liscio e siamo nuovamente sulle Ramblas, ora si gioca in casa. Ne mancano quattro, ma le cartine non collaborano.
C'è da contrattare un ingresso, proprio in quel momento gli spagnoli si scoprono Punk Rock e organizzano un live. Musica e bagni che nemmeno in Misfits, niente luci si piscia ad orecchio. Il suono della ceramica è inconfondibile. Fuori i cellulari, tutti a illuminare, non il palco, la musica non lo merita, ma il cesso si.

"Potevi farti una foto e metterla su Instagram."
"Mi sarebbero serviti degli occhiali hipster da mettermi sull'uccello."

Usciamo, un'altra stelletta al valore.
Proseguiamo per strette vie. Strette vie che capiscono di che pasta siamo fatti. Anche gli indigeni lo capiscono e continuano a offrirci apparentemente solo birra. Non ci facciamo distrarre.
Dritti verso la meta, quando ormai siamo quasi a metà.
I due pub di Ryan sono a venti metri e quattro numeri civici di distanza. Una pessima mossa strategica che non fa altro che avvantaggiarci, o così crediamo.
Pecchiamo di superbia, ce la prendiamo comoda e ci prendiamo anche dei chupiti offerti. Offerti per noi e per tutti, prendete e bevetene tutti.
Qualcuno guarda l'orologio, ancora tre quarti d'ora e poi i pub dovranno chiudere. Ce ne manca uno solo.
Ormai siamo esperti, procediamo nella direzione giusta. Giusto il tempo di ritrovare un paio di riferimenti e la cartina non ci serve più.
Iniziamo ad allungare il passo, il gruppo si sfalda, qualcuno resta indietro. Arriveranno.
Troviamo l'ultimo pub, sta per chiudere, quasi non ci vuole dare da bere.

"Non importa facci 7 chupiti, di qualsiasi cosa tanto riusciamo a finirli."

L'ultimi timbro sulla scheda, il passaporto per il premio.

"Io voglio una maglietta."
"Si e poi ce le firmiamo tutti in ricordo di questa serata."
"Esatto!"
"A me serve un portachiavi, devo cambiarlo. Assolutamente!"
"Anche a me serve! Ho le chiavi sparse per la tasca."

Il premio sono dieci chupiti a testa da consumare la prossima volta che andremo in quel locale. Settanta chupiti che non possiamo consumare prima di partire. I pub spagnoli se la prendono calma alla mattina e noi alla mattina abbiamo un aereo da prendere.
Li lasciamo in eredità a una persona fidata. Qualcuno a Barcellona ci penserà per settanta volte.



26 marzo 2013

Diorama

Legume aveva sempre diviso i casi in: casi irrisori e casi irrisolti.
Però preferiva i risotti a caso. Erano la sua specialità. Apriva il frigo e gli si apriva la mente. Anche troppo e l'esempio era il risotto a caso numero 42: taleggio, funghi e cioccolato.
Il bisogno aguzza l'ingegno a meno che non sia bisogno di mangiare, in quel caso si aguzza la vista alla ricerca di qualcosa nel frigo.
La ricerca di Legume non era durata molto. Un po' perché non aveva fatto la spesa e un po' perché oltre alla mante gli si era aperto lo stomaco e il taleggio, i funghi e il cioccolato erano l'unica cosa rimasta.
Il ragionamento era semplice: se erano buoni da soli insieme sarebbero stati ancora meglio. Sulla carta funzionava, peccato che si cucini sui fornelli.
Kia era sempre dubbiosa dei risotti di Legume, ma questa volta lo era più  del solito. Era pervasa dal dubbio. Dal dubbio di come avesse reagito Legume a quello che doveva dirgli.
"Vorrei dirti una cosa. Una di quelle cose che non vuoi che ti dica. Una di quelle cose che ti metterebbe a disagio."
"Dimmi..." rispose Legume.
"È finita." gli rispose. Gelida.
"No, ma come... Scusa!?"
"Si basta  sono stufa perché non mi dai mai retta ed è frustrante!"
"Lo so, ma sai come sono fatto..."
"Lo so come sei fatto!"
"Quando abbiamo iniziato questa... Cosa... Questa... Storia... Hai dovuto vidimare una casella quella del terms and conditions. Se ti fossi presa la briga di leggere queste cose
lì l'avresti trovato scritto chiaramente."
"Bisogna aver voglia di cambiare per far funzionare le cose."
"Volere è potere è una grandissima cazzata"
"E chi l'ha detto? Bisogna semplicemente aver voglia di provarci. Almeno."
"Non sempre i tentativi che facciamo sono chiari agli altri." cercò di giustificarsi Legume.
"In compenso i non tentativi sono chiarissimi." sentenziò Kia"
"Non puoi abbandonarmi proprio ora. Mi sentirei come Roky quando more il suo allenatore. Con la differenza che io non ho nessuno da menare per sfogarmi!"
A queste parole Kia si lasciò sfuggire un sorriso e ridacchiò.
"Sei impossibile." disse scuotendo la testa.
"No, sono solo molto improbabile."
"Ma questo non cambia le cose. È finita! E non è giusto chiedere alle parole più di quello che possono." 
"Le parole possono tutto." 
"Non ne sono più convinta come prima. C'è da esserne bravi e non so te, ma io di certo non lo sono."
Kia era sempre stata più brava con i gesti. Così concluse con un gesto, se ne andò. 
Uscì dalla porta e dalla vita di Legume.

Nei giorni a seguire Legume sfogliò invano la sua rubrica. La sfogliò metaforicamente, era quella del cellulare.
Cercò invano una Arianna che lo aiutasse a ritrovare il filo, dei suoi pensieri. Il filo d'Arianna per ritornare sulla giusta via, per uscire.
"Coraggio, riprenditi. Riprendi in mano la situazione. Prenditi cura di te. Prendersi cura di se stessi fa sempre bene. Riprenditi in mano!"
"Solo perché sono una persona per bene non ti dico cosa potrei riprendere in mano, ora. E poi non badare all'aspetto e fregarcene è il modo che abbiamo noi maschi di dedicarci a noi."
"Vedrai la vita ti riserverà di certo altre sorprese. Come portate da Babbo Natale. Capiterà a fagiolo, come dici tu."
"Allora aspettiamo, con latte e biscotti. Però tengo su la tuta di casa e il pigiama." 
"Esatto come si aspetta il Natale, solo che non sai quando sarà il 25 dicembre. No, niente tute e pigiami. A Natale ci si addobba!"


Nota dell'autore.
A poco più di un anno di distanza dal primo, questo è l'ultimo post della mini saga del Detective Legume. Non ce ne saranno altri. Non aspettatevene altri, forse ci saranno, ma forse no. Nessuno sa cosa succederà, né Legume, né io.
Intanto ecco i link di tutti gli altri episodi:


21 febbraio 2013

Presa in giro

Ogni volta che arrivo in aula studio e mi serve una presa della corrente la scena che mi immagino è più o meno questa.

"Molto di ciò che era si è scaricato, perché ora non vive nessuno che ha la batteria carica.
Tutto ebbe inizio con la messa a terra delle grandi prese.
Tre furono date ai professori, gli esseri immortali più saggi e sleali di tutti.
Sette ai Mac Users, grandi grafici e realizzatori di rendering.
E nove... Nove prese furono date alla razza degli Ingegneri che più di qualunque cosa desiderano usare Ubuntu... Perché in queste prese erano sigillati la forza e la volontà per una grande potenza di calcolo.
Ma tutti loro furono ingannati perché venne creata un'altra presa.
Nella terra di Minchior, tra le fiamme del Monte Nerd, Secchioron l'Oscuro Signore forgiò in segreto una presa multipla per fregare tutti gli altri e in questa presa attaccò il suo computer, il suo cellulare e la sua volontà di alimentare ogni suo dispositivo: una presa per alimentarli tutti."

11 luglio 2012

Una mela è per sempre

Il mito della mela è una mezza verità. È una verità a metà.
Non bisogna cercare la metà che combacia, quella uguale. Bisogna cercare quella diversa che completa.
Potrebbe essere la persona più improbabile che ma si sarebbe potuta immaginare.
Si scoprirà di stare bene insieme. Di essere due metà diverse della stessa mela.
Eppure si è diversi come il giorno e la notte. Due facce della stessa mela.
Diversi come testa e croce. Due metà della stessa medaglia.
Qualcuno potrebbe iniziare con: "Me la dai?" Per poi proseguire la serata con la guancia rossa. Non importa.
Prima o poi tutti avranno completato la loro mela. Tutti si saranno completati.
Ecco la mela che toglie il medico di torno.


9 luglio 2012

Un post nella media

Aggirandoci in un quadrato di un km per lato troveremo in media altri 48 individui.
Siamo persone nella media, nasciamo nella media. In media nasciamo in 2,8 da una stessa madre.
Per quanto essere nella media faccia mediamente schifo.
Per quanto siate fuori dalla media. Ci sarà sempre una media pronta ad accogliervi a braccia aperte
I fuori classe non esistono, a meno che non stiano andando in presidenza. Sarebbe l'unico modo per essere fuori dalla classe delle medie.
Non ci si può fermare alla terza, media. Bisogna andare avanti fino a camminare sui gomiti. Ubriachi.
In media dopo la sesta media.
Gente che si vanta di essere nella classe delle medie, nella classe media. Persone abituate a mediare.
Persone abituate a fare i conti con le medie e con i conti. Persone che contano e che tutte sommate contano in media più delle altre.
La media parifica, equipara. La media è comunista.
I media no. I media esaltano e ti fanno vedere quello che vuole la media. In media due tette ogni 3 ore.
I media sanno quello che vogliamo in media. I media sono il nostro specchio. I media sono noi in media e noi siamo un po' noi stessi fermi alle medie. Fermi alle scuole medie a fare le medie. Fermi alle medie, quando le lettere non erano mischiate con i numeri.



18 giugno 2012

Non è un mio problema

Non è colpa dei furbi se hanno successo. Il problema è che ci sono troppi ingenui, tanti fessi.
I furbi sono il gradino successivo dell'evoluzione e il loro segno distintivo è la paraculaggine. Per qualsiasi cosa loro hanno una scusa, è genetica, c'è poco da fare.
La paraculaggine si è rivelata essere una forma di protezione molto efficace. Infatti, gli individui che ne fanno uso spesso manifestano evidenti carenze dal punto di vista fisico o intellettuale.
Non li coglierete mai in fallo. Anzi, il fallo saranno sempre pronti a rifilarvelo, a infilarvelo, proprio lì.
Se al mattino vi svegliate, vi contate le palle e ne contate due in più del normale, correte. Non siete dei paraculo e avete il nemico alle spalle.


10 giugno 2012

Dimmi cosa mangi e ti dirò cosa pensi

È arrivato il momento, siete tu e lei uno difronte all'altro. Solo voi due, a separarvi solo un menù.
Innanzi tutto siete fuori a cena, avete accettato di uscire e si presuppone vogliate mangiare quindi per quella sera non ci dovrà essere dieta che tenga. Nel caso voi abbiate invitato l'altra persona e siate voi ad essere a dieta... Beh, non voglio nemmeno pensare che possiate essere così stupidi.
Attenzione a quello che ordinate, potrebbe parlare al posto vostro.
Mai e dico MAI ordinare un'insalatina. È risaputo che chi spelucca a tavola spelucca anche a letto.
Evitate anche piatti semplici come una banale pasta al pomodoro o una caprese. Il messaggio che lancereste sarebbe del tipo:"Sono così incapace che a casa da solo non so nemmeno mettere insieme della mozzarella e qualche pomodoro."
Attenti a quello che ordina la persona che vi sta davanti. Se dovesse ordinare una pizza tonno e cipolla, mi dispiace ma non credo la serata finirà come avevate pronosticato.


22 maggio 2012

Shopping? È una minaccia?

Ogni estate, periodo di saldi, di svendite o semplicemente durante il tempo libero a centinaia vengono trascinati a fare shopping e poi abbandonati. Uomini, ragazzi, mariti, trascinati a girare per negozi.
Alle prese con decine di sistemi di taglie diversi tra i quali le donne si districano in maniera impeccabile, con conti che nemmeno un ingegnere saprebbe fare. Colori che noi maschi non conosciamo e nemmeno abbiamo mai sentito in vita nostra., nonostante la nostra pelle si tinga di tutti i colori esistenti quando ci fate passare dal vostro reparto intimo.
Il sesso forte non è abbastanza forte per sopportare tutto questo e i suoi rappresentanti li si possono trovare fuori dai negozi ad aspettare la controparte, oppure, caso ancora più comune, ad aspettare fuori dai camerini.
Fuori dai camerini è presente la maggior concentrazione di uomini in attesa.
Spesso hanno perfino il tempo di socializzare gli uni con gli altri. Un processo che inizia con sguardi di sofferenza, prosegue con cenni sconsolati del capo e termina con la frase: "Sono tutte uguali quando si tratta di comprare".
Tutto questo reggendo una borsa, nel caso più fortunato, ma possono essergli affidati anche ombrelli, giacche, cappelli, sciarpe, svariati bambini e altre cose.
Ogni tanto la fanciulla esce per controllare come procede la situazione, la sua...

"Come mi sta?"
"Bene..."
"Hai detto la stessa cosa degli altri cinque vestiti che ho provato. Allora dimmi, preferisci questo blue navy o quello grigio melange?"
"Quello nero."
"Quale? Non ce n'è uno nero."
"Ma si dai, quello lì, quello scuro..."
"È blue navy non nero! Mi dici così solo perché vuoi andare a casa..."
"Ma no, non è vero..."
"Vabbeh..."

Per noi state bene comunque, con qualsiasi cosa indossiate (e se non indossate niente è anche meglio, ma questa è un'altra storia). Davvero. Però anche andare a casa non ci dispiacerebbe.
Quindi se trovate un uomo che pur di passare del tempo con voi è felice di portarvi a fare compere sposatevelo!


20 maggio 2012

Figa che potenza!

Consideriamo l'assioma:

"Tira più un pelo di figa che un carro di buoi"


Un bue è in grado di sprigionare una potenza pari a circa quella di dieci uomini e dal momento che un uomo, nel caso di sforzo prolungato (la stessa tipologia di sforzo richiesta al bue), è in grado di produrre 500W possiamo quindi ricavare la potenza di un singolo bue ( Pb ) come:

Pb = 500W*10 = 5000W = 5kW

Considerando un carro come composto da due buoi (quindi #buoi = 2), possiamo ricavare la potenza generata dal carro (Pc) come:

Pc = #buoi*Pb = 2*5kW = 10kW

Possiamo dedurne che questa è anche la potenza minima che un pelo di figa è in grado di sprigionare.
Al lettore più attento sarà balzato all'occhio come in realtà la potenza del carro trovata non sia esattamente la potenza utile del carro ma bensì la potenza sprigionata dai soli buoi. A rigore da questa potenza andrebbe sottratta la potenza necessaria a spostare anche il carro vero e proprio e l'eventuale carico presente sul carro.
Pur ponendoci nell'ipotesi di carro senza carico la diminuzione di potenza che ne deriverebbe può essere tutt'altro che trascurabile. Questo perché le forze che generano questa perdita di potenza possono essere anche dell'ordine di 2 o 3 volte il peso.
Una buona stima di questa potenza perduta può aggirarsi intorno ai 2kW, considereremo quindi una potenza di utile pari a 8kW.
Questa potenza, grazie all'assioma iniziale, risulta dunque essere la potenza minima ottenibile da un pelo di figa.
Quindi:

Ppelo = 8kW

Da qui possiamo pensare di ricavare la potenza complessiva di una vagina.
Approssimando la zona pilifera di una vagina come un triangolo di base 15cm e altezza 10cm otteniamo un'area pari a:

A = (b*h)/2 = (10cm*15cm)/2 = 75cm^2

Se stimiamo la densità di peli (d) pari a 100peli/cm^2 possiamo ricavare il numero totale medio di peli su una vagina facendo:

#peli = A*d = 75cm^2*100peli/cm^2 = 7500 peli

Possiamo ricavare la potenza totale di una vagina come:

Pvagina = #peli*Ppelo = 8kW*7500peli = 60000kW = 60MW

Si ricorda come questo valore sia stato ricavato sotto l'ipotesi di zona pilifera triangolare in altri casi l'area può essere approssimata come un rettangolo o con altre figure geometriche, mentre in casi più complicati si dovrà ricorrere all'integrale dell'area.

Per apprezzare il risultato si pensi come una centrale per il solare termico che fornisce energia a 20000 abitanti generi 20MW, un terzo della potenza generata da una figa.
Questo ci porta a considerare la vagina come un'importante fonte di energia in quanto la già ragguardevole potenza di 60MW risulta essere la minima potenza che è in grado di generare. Questo perchè il pelo di figa tira di più (e non come) un carro di buoi.


15 maggio 2012

D come donnola

Dici donna dici danno.
Qualcuno, in penuria di peluria, spera anche che la diano.
Le donne danno, a tutti.
Si danno, a volte troppo, anche a chi non se lo merita.
A furia di darsi e di darla finiscono per svalutarsi.
Finiscono per deflazionarsi e per valere meno.
Donne che non valgono poi molto, donnine, donnole.
Vanno a caccia, spesso di notte. Cacciano nel buio, alla ricerca di uccelli ma spesso quello che trovano sono ratti.
Altre, invece, sperano di trovare rospi da trasformare in principi. Nei peggiori bar di Caracas.



30 aprile 2012

Diricawl

«Il Diricawl è originario delle Mauritius. Uccello grassoccio, dalle piume vaporose, incapace di volare, il Dricawl è notevole per il suo modo di sfuggire ai pericoli. Può scomparire in uno sbuffo di piume e riapparire da un'altra parte (anche la Fenice ha questa capacità). Fatto interessante, un tempo i Babbani erano perfettamente consapevoli dell'esistenza del Dericawl, anche se lo conoscevano con il nome di "Dodo". Non sapendo che il Dircawl può sparire a suo piacere, i Babbani sono convinti di aver dato la caccia alla specie fino a provocarne l'estinzione. Poiché questo fatto sembra aver aumentato la consapevolezza babbana dei pericoli di compiere una strage indiscriminata delle creature amiche, la Confederazione Internazionale dei Maghi non ha mai ritenuto opportuno rendere noto ai Babbani che il Dericawl esiste ancora.»
("Gli animai fantastici: dove trovarli", Newt Scamandro)


24 aprile 2012

Darwin contro Murphy

Darwin non aveva fatto i conti con Murphy.
Il problema di origine murphyana ha impiegato un po' a rivelarsi e manifestarsi, ma è arrivato.
Questo errore ha portato all'esistenza e, cosa ancor più grave, alla proliferazione di persone inadatte alla vita. O meglio, persone incapaci a vivere.
Probabilmente la causa di questa proliferazione, infestazione è da attribuirsi al perbenismo e alla pena che suscitano questi individui inadatti a vivere.
Causa che impediscono la dipartita e il soccombere, teorizzato da Darwin, al quale dovrebbero andare in contro.
Ma vediamo ora come individuarli.
Come suggerisce il nome scientifico Homo Inhabilis questi individui si evidenziano per il non centrare assolutamente nulla con l'ambiente circostante.
Particolare menzione merita l'abbigliamento. Prendete un clima a vostra scelta, individuate l'abbigliamento che sia il più inadatto possibile e avrete trovato l'abbigliamento che potrebbe avere  Homo Inhabilis .
Il condizionale è dovuto al fatto che questi individui sono particolarmente fantasiosi e pieni di inventiva e spesso potranno avere combinazioni di abiti che voi mai e poi avreste potuto immaginare.
Come ci mostra questo fatto e aiutati dall'esperienza si può notare come questa specie non brilli certo per eccellenza. Ammesso che brilli per qualcosa, di positivo si intende.
Non è raro, infatti, osservare esemplari di Homo Inhabilis aggirarsi spaesati per le grandi città chiedendosi cosa ci facciano in quel posto. Domanda che spesso si pongono anche gli scienziati che li studiano. Questo perchè sono incapaci di leggere e trarre informazioni a loro utili da qualsiasi cartello o indicazione. Non sono solo sensibili al cambiamento di habitat ma sono anche sensibili a lievi cambiamenti (ad esempio una deviazione causa lavori in corso) nel loro stesso habitat.
Questo è anche da ricondursi alla loro scarsa percezione dello spazio ed in particolare allo spazio che occupa il loro corpo. Infatti, sono spesso portati a sottovalutare la loro fisicità e le loro dimensioni, cosa che porta gli esemplari di Homo Inhabilis a indossare capi decisamente inadatti sia dal punto di vista dello scopo, come visto precedentemente, ma anche come dimensioni e taglie. Un'altro effetto di questa assenza di percezione spaziale da parte dell'Homo Inhabilis è l'intralcio al traffico che può causare quando è alla guida, quando camminano per strada con andature incerte o quando sosta davanti alle porte dei mezzi pubblici ostruendole.
In questo modo generano delle anomalie (ad esempio code se si tratta di traffico) che possono essere usate dagli scienziati per individuare tra la folla gli esemplari di Homo Inhabilis.


20 aprile 2012

Ho qualcosa nella scarpa...

È inutile che vi lamentate dei giovani d'oggi perché sono maleducati, non hanno rispetto e sono ignoranti. Perchè la colpa è solo vostra, che non siete stati capaci di educarli a dovere. Troppo comodo e inutile dare la colpa alla televisione a internet e ai videogiochi. Perchè, sapete, sono tutte cose gestite dai voi "adulti" così come sono adulti quelli che vendono le sigarette e gli alcoolici ai 13enni.
Basta lamentarsi delle tasse. Siamo nella merda, tutti, e se non si pagano queste tasse sarà solo peggio. Avete presente la Grecia e l'Argentina? Ecco. Falliremo, perchè uno stato ormai è un'azienda e se fallisce tutti a casa. Solo che la nostra casa sarà lo stato fallito e quindi buonanotte ai suonatori. Anzi nemmeno, perchè non staranno come a suonare intanto che la barca affonda come sul Titanic, ma prenderanno la prima scialuppa, sotto forma di jet privato, e se ne andranno. 
I soldi da qualche parte vanno trovati.
Si prendono i soldi dalle persone comuni, non hanno molto ma sono in tanti.
Non vi sta bene? Allora muovete il culo prendete i forconi, i fucili e marciate su Roma e mandateli a casa a calci in culo. Altrimenti quelli non se ne vanno, non gli fanno paura i vostri link di Facebook o tweet di Twitter in cui vi lamentate della crisi dai vostri smartphone e tablet.
Non state li belli seduti a lamentarvi guardando Ballarò, Presa diretta e programmi simili.
Non fate della sterile anti-politica, che poi, come si faccia a fare anti-politica avendo un partito io devo ancora capirlo.
Già che ci siamo, fatemi capire un'altra cosa.
Se passo il tempo a guardare le partite di calcio sono un caprone ignorante mentre se come tutti osanno gente come Beppe Grillo sono un figo, giusto?

...erano sassolini. Ora che li ho tolti va molto meglio.


11 aprile 2012

De rerum tamarride

Oggi parleremo di una specie che sta prendendo sempre più piede nel nostro stivale.
No, non abbiamo un serpente nello stivale ma dei tamarri.
I tamarri si riconoscono da alcuni segni distintivi, come ad esempio gli occhiali da sole. Indossati in qualsiasi stagione, con qualsiasi condizione meteo e ad ogni ora del giorno e della notte.
Sono anche soliti vestirsi con colori sgargianti e appariscenti, questo per segnalare alle altre creature il loro essere tamarri.
Si possono osservare nei loro habitat tipici, come centri commerciali di giorno e parcheggi la notte, riunirsi in gruppi più o meno numerosi.
Quando si riuniscono si lanciano in comportamenti rituali.
Primo fra tutti le lotte rituali, quando si ritrovano sono solito simulare dei combattimenti, delle risse pilotate che hanno come fine ultimo lo stabilire le gerarchie all'interno del branco.
Per conquistare le femmine, solitamente truccate quasi con l'intonaco, o una partner per l'accoppiamento sono soliti esibirsi a bordo delle loro macchine, anch'esse truccate. L'esibizione consiste nel percorrere un giro dell'isolato facendo più rumore e più puzza di gomma bruciata possibile.
Qualcosa di simile accade anche ai tamarri di mare o di laguna. In questi casi, però, al posto delle macchine vengono utilizzati dei natanti con i quali prendere a grande velocità le onde generate dalle imbarcazioni più grandi.

9 aprile 2012

Volatili

Da quando due fratelli, costruttori di biclette si sollevarono per la prima volta da terra rivoluzionario non solo il mondo dei trasporti, dando vita all'aviazione, ma anche quello dell'ornitologia.
Infatti una nuova specie si fece spazio tra le nuvole e gli ornitologi poterono esaminare nuovi generi di animali ed esemplari mai visti.
Tutti appartengono alla specie Homo Più O Meno Sapiens.
Per osservare questi individui bisogna recarsi in particolari posti chiamati aeroporti, strutture dove si riuniscono prima di ogni volo grazie ad un particolare mezzo, l'aereoplano.
Già al momento di imbarcarsi si possono notare le prime differenze.
Ci sono persone che sono allergiche alle code, e non si tratta di gamberi o di rospi, e si intrufolano da ogni parte verso l'indifesa operatrice della compagnia aerea. Protetta da questa folla solo da un esile nastro di tessuto.
Altre persone invece hanno uno strano concetto di "un solo bagaglio a mano" e sono riconscibili perchè si riuniscono in grandi gruppi davanti al gate nel tentativo di realizzare matrioske distribuendosi i bagagli che magicamente sono diventati di troppo.
Una volta a bordo e decollati si possono individuare altre categorie.
Come prima cosa, al momento del decollo, si possono individuare i fedeli, coloro che invocano poteri divini, quasi magici, per permettere all'aereo di decollare.
Altri esemplari sono i sedicenti esperti di aeroplani. Persone più o meno documentate che devono le loro conoscenze a siti internet più o meno validi. Di solito sono in grado di snocciolare una quantità notevole di dati tecnici sugli aerei, sui modelli di aerei ma soprattutto sugli incideti aerei e su tutto quello che può accadere ad un volo. Purtroppo non sanno spiegare come funziona un motore aeronautico e neppure come fa l'aereo a stare in aria.
Questi sedicenti esperti sono particolarmente pericolosi e possono dare inizio a una reazione a catena se accompagnati dagli esemplari "Oddio, cosa sta succedendo?".
Questi ultimi sono personaggi che associano a qualsiasi rumore, vibrazione o espressione del personale di bordo le più tragiche cause, spesso associate alla caduta dell'aereo.
Esemplari che invece possono rivelarsi particolarmente fastidiosi sono i tifosi in trasferta con i loro cori. Particolarmente fastidiosi, soprattutto se il volo è partito alle 6 del mattino.
Infine, una volta atterrati, si possono ammirare coloro che sono stati separati dal proprio bagaglio a mano, a causa dell'assenza di spazio nella loro cappelliera, risalire eroicamente controcorrente il flusso di passeggeri che sta uscendo dall'aerombile.
Queste persone vivono nella convinzione che i loro bagagli siano dotati di vita propria e che sentondosi abbandonati possano andarsene e scappare dalle cappelliere.


28 marzo 2012

Adamo & Eva


Ok facciamo un po' di chiarezza.
È risaputo che gli uomini non capiscono le donne ma è anche vero il contrario. Quindi ecco qua una pratica guida ai ragazzi e agli uomini in generale.
Di seguito ci saranno le principali differenze che occorre che teniate a mente.

Noi uomini non percepiamo i colori. Per noi pesca è un frutto, malva una pianta e blue navy non abbiamo idea di cosa possa essere. La nostra scheda grafica ha solo 16 bit. Quindi quando ci chiedete di prendere il vostro maglioncino color glicine dall'armadio, non stupitevi se chiediamo l'aiuto del fiorista sotto casa.

Pensiamo quello che diciamo e solo quello. Se ci preparate una pietanza e non ci piace intendiamo che non ci piace quel piatto. Non intendiamo dire che siete delle pessime cuoche o che nostra madre invece è più brava di voi anni luce e vogliamo tornare a vivere da lei. Così come quando vi diciamo che state bene con un vestito, è perchè lo pensiamo sul serio. Se ci piacete ci piacete indipendentemente da come siete vestite.

Non siamo maniacali nela cura dell'aspetto esteriore. Motivo per il quale non riusciamo a capire come possiate impiegare un'ora prima di andare a letto o per uscire dopo esservi alzate dal letto. È inutile che proviate a spiegarcelo, non lo capiamo, è contro la nostra logica.

I nostri interessi non cambiano nel tempo. Sono sempre quelli, dall'alba dei tempi. Cibo, sport, motori, sesso e tecnologie. Va bene avere interessi comuni ma non mostratevi troppo interessate. Abbiamo già i nostri amici per quello. A meno che non vogliate diventare anche voi un componente del gruppo.

Tenendo a mente queste piccole differenze non avrete difficoltà a interpretare i comportamenti della controparte maschile.


22 marzo 2012

Teorema del dodo

(Sulla musica della canzone "Teorema" di Maro Ferradini)

Prendi un docente, digli che hai capito,
scrivigli email di chiarimenti.
Esponigli dubbi e perplessità,
anche quelli del tuo compagno di banco.
Fatti sempre sentire interessato,
dagli il meglio dell'arguzia che hai,
cerca di essere un tenero studente
sii sempre presente risolvi gli esercizi.

E stai sicuro che ti boccerà,
chi ha troppi lecchini favori non fa.
E stai sicuro che ti lascerà,
chi meno lecca é più intelligente, si sa.

Prendi una docente, trattalo male,
lascia che spieghi per ore.
Non mandargli email e quando rispondi
fallo come fosse un favore.
Fatti sentire poco interessato,
dosa bene domande e assenze a lezione.
Cerca di essere un tenero studente
ma fuori dell'aula nessuna pietà.

E allora si vedrai che ti promuoverà,
chi é meno seccato il 18 ti dà.
E allora si vedrai che ti promuoverà
chi ha meno lecchini è più rilassato si sa.

No caro amico, non sono d'accordo,
parli da laureando segato.
Pezzo di merda lui ti ha bocciato 
perchè tu non hai risposto…
Non esistono leggi all'orale, 
basta non far scena muta.
Lascia perdere il voto dello scritto 
vedrai che un 18 è già in cerca di te.

Senza un esame il laureando che cos'é,
su questo sarai d'accordo con me.
Senza un esame il laureando che cos'é
é questa l'unica legge che c'è.


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